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CHI SIAMO: CLAUDIA E FILIPPO

Agriturismo La Lenticchia è frutto di persone che hanno deciso di vivere la propria vita in linea con i ritmi della natura: cosa ci ha spinto a compiere questa scelta? Quali sono per noi i valori importanti?

claudia-romaniniCLAUDIA: La mia esigenza primaria per stare bene con me stessa, è poter vivere in contatto con gli animali e la natura. Ho bisogno di passare del tempo all’aperto, di muovermi, di vivere al ritmo della luce solare. A casa ho una cavalla, tre galline, due gatte, che sono le mie “maestre i vita”. Personalmente vivo questa scelta come risposta ad un richiamo interiore.
Ma c’è anche la parte materiale: il denaro non si può mangiare, i frutti della terra sì. Dal mio punto di vista il denaro è importante, ma dipendere totalmente da esso rende più schiavi invece che più liberi. Per questo cerchiamo di rimanere all’interno di reti di economia solidale, sia per vendere quel che produciamo, sia per quel che riguarda la parte finanziaria: non a caso ci siamo rivolti a MAG6 per ottenere un piccolo finanziamento in regime di microcredito per avviare la nostra attività.

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filippo-petrelliFILIPPO: Questa scelta è il frutto di un percorso iniziato più di 15 anni fa smettendo di mangiare animali. In quello stesso periodo ho scoperto l’agricoltura grazie a mio nonno, che mi ha insegnato per la prima volta a fare l’orto. Mi sono talmente appassionato che di lì a poco ho cominciato a lavorare in aziende agricole biologiche e nella ristorazione veg.
Oggi, nonostante la fatica, mi fa sentire benissimo vivere con la terra, avere l’anno scandito da semine e raccolti, nutrirmi di ciò che produco, lavorare tutto l’anno all’aperto. Non credo riuscirei a fare altro.
Ho sperimentato molto, ho lavorato sia in aziende biologiche che convenzionali e questo mi ha fatto capire quanto sia dannoso per la salute umana e ambientale un certo tipo di agricoltura. Quello che maggiormente desidero è rispettare la vita in tutte le sue forme, e questo si rispecchia sia nelle mie scelte agricole che alimentari.
Sono un “agricoltore custode” di semi antichi, di specie che con l’agricoltura industriale si stanno estinguendo perché sono meno adatte alla lavorazione meccanizzata (grani troppo alti, frutti di pezzatura non omogenea, produttività inferiore, ecc.), ma sono più rustiche e meno bisognose di trattamenti e concimazioni. Sto cercando di rendermi indipendente dalle ditte sementiere: i semi moderni spesso sono geneticamente modificati per fare in modo che il raccolto sia sterile e quindi che l’agricoltore sia costretto ogni anno ad acquistare i semi per il suo terreno. Invece i miei semi antichi mi permettono di seminare il frutto del mio raccolto, come si è fatto per secoli, come accadeva fino a 50 anni fa.2016-pulitura-soia